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Sesso sicuro fra gli adolescenti uguale più figli da adulti

di Enrica Vigato

E’ quanto emerge da una ricerca condotta dal Centro Studi FeM (Fertilità e Maternità, www.centrostudifem.org), che mostra come esista una correlazione diretta tra il livello di cultura sessuale tra gli adolescenti e il tasso di fertilità globale del paese. Le nazioni europee più attente a questo ambito, che hanno messo in atto progetti di educazione sessuale, sono quelle che hanno i tassi di fertilità più alti del continente, minore incidenza di malattie sessualmente trasmissibili tra i ragazzi e tassi di aborto tra i più bassi.

Sesso sicuro fra gli adolescenti uguale più figli da adulti

“Che l'equazione tra cultura sessuale e tasso di fertilità si riveli vincente (più diffusa la prima, maggiore il secondo) lo dimostrano in modo inequivocabile i casi di Francia, Finlandia, Danimarca e Paesi bassi” sottolinea Andrea Borini, Presidente Centro FeM, tra i massimi esperti di infertilità e procreazione medicalmente assistita nel nostro Paese e membro della task force europea sulla preservazione della fertilità dell’ESHRE, l’European Society for Human Reproduction and Embriology (www.eshre.com). “Questi paesi hanno infatti i tassi di fertilità più alti d’Europa, e tutti hanno iniziato quasi quindici anni fa a investire sulla salute sessuale degli adolescenti con programmi nelle scuole, campagne informative e strutture sanitarie dedicate”. In Italia, invece, (tasso di fertilità fra i più bassi d'Europa: 1,38 - stime 2005-2010 del World Population Prospects), le istituzioni sono poco attente al tema della diffusione della cultura sessuale, soprattutto fra i giovanissimi.
A dimostrarlo è l’ultima indagine del Centro Studi FeM su 531 consultori giovanili nel nostro Paese (centro giovani, spazio adolescenti), che, secondo le informazioni fornite sul sito Internet dall'Istituto Affari Sociali e dal Ministero della Salute, ospitano spazi dedicati.
I risultati sono stati presentati alla: Conferenza Stampa : “Infertilità: tante parole, pochi fatti”
In questa sede sono stati commentati anche i dati preliminari raccolti nei sei centri Tecnobios Procreazione ottenuti dopo la sentenza della Corte Costituzionale di modifica della legge 40. “Rispetto agli stessi mesi dell’anno scorso, ora è possibile ottenere meno gravidanze multiple nelle pazienti giovani e più gravidanze nei casi difficili”spiega Andrea Borini.
In Conferenza Stampa era presente Marina Mengarelli, Presidente O.S.I. (Osservatorio Sociale sull’Infertilità) con una interpretazione sociologica di alcuni aspetti della sterilità e una proposta di miglioramento della legge 40.
Ha concluso l’incontro Carlo Flamigni, ginecologo. Ha moderato Franca Porciani ,Corriere della Sera.

Sesso sicuro fra gli adolescenti uguale più figli: i risultati della ricerca.

Andrea Borini – Presidente Centro Studi FeM

Obiettivo dell'indagine era verificare la presenza di politiche e programmi di prevenzione nei confronti dei problemi di infertilità rivolti ai giovani fra i 15 e i 20 anni.
I risultati dell'indagine in realtà mostrano come il settore pubblico sia ancora poco sensibile al tema della conservazione della fertilità, soprattutto di quella maschile. In molti casi la richiesta di avere informazioni su infertilità o conservazione della fertilità viene presa come un eccesso di zelo da parte di una madre ansiosa, come un'inutile preoccupazione (“non è questa l'età, se il ragazzo non vuole ancora avere figli che bisogno c'è”), come un problema del tutto trascurabile (“sono altri i problemi che qui dobbiamo affrontare”). Non solo, dunque, mancano le figure professionali specifiche (l'andrologo), ma spesso si avverte anche una mancanza di cultura relativa ai problemi della prevenzione tra gli stessi operatori che dovrebbero avere a cuore il problema.
In particolare, la presenza di un andrologo è stata rilevata in 11 consultori su 188 (5,9 per cento), dislocati per lo più nelle regioni settentrionali come Valle d'Aosta, Veneto, Emilia Romagna, Toscana. Dal Lazio in giù, non c'è niente. Quando attiva, si tratta di una presenza saltuaria (in genere una volta a settimana, o una volta al mese, a volte su richiesta e per appuntamento). In alcuni sporadici casi (5), all'assenza di una figura specifica i consultori suppliscono con un rapporto diretto con l'andrologo ospedaliero, di cui viene fornito il recapito. Più spesso si rimanda al medico di base, allo specialista (urologo) o si consiglia un colloquio con le altre figure tipiche del consultorio: l'ostetrica, la ginecologa, a volte addirittura la psicologa o l'infermiera. Queste figure, in caso di disagio manifesto possono poi indirizzare il ragazzo allo specialista.
Sprovvisti di strumenti adeguati appaiono i consultori adolescenti anche quando si tratti di politiche specifiche e progetti relativi alla conservazione della fertilità. In 61 centri (32,4 per cento) gli operatori organizzano incontri nelle scuole per parlare in generale di educazione sessuale e di contraccezione, distribuiscono e a volte si soffermano sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, ma senza che questo venga necessariamente presentato come un problema che potrebbe pesare sulla fertilità futura.
In generale, la disponibilità all'accoglienza di giovani con preoccupazioni relative alla fertilità, la comprensione del problema e ricerca di una soluzione non appare elevatissima. Appena 68 centri (36,2 per cento del totale) mostrano di dare una certa importanza alla questione, e anche se con qualche perplessità provano a immaginare incontri con le figure più adatte. Nei restanti casi ci si scontra via via con l'incomprensione (si rimanda al SERT per problemi di alcool e droga) la diffidenza (una madre così ansiosa certamente rovina suo figlio) o l'ignoranza (più che spiegare l'uso del profilattico cosa possiamo fare?).
D'altra parte, è lo stesso strumento del Consultorio familiare, istituito dalla legge 405 del 1975, a non risultare adeguatamente sostenuto dalla sanità pubblica. In effetti, date le sue finalità, il consultorio sarebbe per legge, il luogo deputato per la fornitura di informazioni sulla salute sessuale e i rischi di infertilità: perché si occupa di salute sessuale degli adolescenti (prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, comportamenti a rischio, abitudini e stili di vita), e perché è il primo punto di riferimento per le coppie che cercano un bambino.
E tuttavia, già dai dati contenuti nella relazione del Ministro della Salute Livia Turco (sull'attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza (Legge 194/78). Dati preliminari 2005, dati definitivi 2004) presentata del settembre 2006, il loro numero è inadeguato alle esigenze della popolazione. Il Progetto Obiettivo Materno Infantile del 1998 stabilisce infatti 1 consultorio ogni 20.000 abitanti, mentre la media nazionale si attesta sullo 0,7, con forti disomogeneità nelle diverse Regioni.
Inoltre, da diversi anni i consultori familiari sono soggetti a un ridimensionamento nei finanziamenti, nelle strutture e nel personale. In particolare, a risentire di più di questo progressivo smantellamento sono i consultori pubblici, che arretrano a scapito di quelli privati. In Lombardia – ma lo stesso panorama è simile per altre Regioni: in Toscana, nel Lazio, in Abruzzo e in Puglia - a fronte di un aumento del 18% dei consultori pubblici dal 2003 al 2006, si registra un aumento del 53% di quelli privati. Nella stessa Regione, nel settore pubblico si è verificata anche una riduzione del personale: nonostante l'aumento della popolazione (e di quella straniera, in particolare) gli operatori (ore settimanali rapportate a tempo pieno) sono diminuiti passando da 1.119 a 1.059 , con un calo del 6%. Nello stesso periodo i consultori privati accreditati hanno avuto un aumento di operatori del 38% (da 1.128 a 1.551) e un aumento delle ore settimanali del 63%. In soli tre anni, si registra, nei consultori privati, un enorme aumento del numero di prestazioni (+163%) e di incassi (+132,2%). In Veneto, grandi finanziamenti sono stati erogati ai 27 consultori privati riconosciuti dalle Ulss: la Giunta veneta, su proposta dell’Assessore regionale alle politiche sociali Stefano Valdegamberi, ha assegnato oltre 270 mila euro di contributi per il 2008. Nel frattempo, il Fondo per le Famiglie ha subìto pesanti tagli: a ottobre 2008 la Commissione Affari Sociali, esaminando il ddl 1713 relativo alla legge finanziaria e il ddl 1714 per il bilancio dello Stato annuale e triennale, ha annunciato un mega-taglio del 32%. A farne le spese, come ha dichiarato lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia, on. Carlo Giovanardi, saranno soprattutto i consultori familiari.
E non va meglio per quanto riguarda l’educazione sessuale nelle scuole. Negli altri Paesi europei rappresenta uno strumento fondamentale per restare in salute e salvaguardare la fertilità futura dei ragazzi: in Svezia fa parte dei programmi scolastici per i ragazzi dai 7 ai 19 anni come materia obbligatoria dal 1955; in Finlandia il 70 per cento dei giovani riceve informazioni sulla sessualità a scuola; in Portogallo l'educazione sessuale è materia obbligatoria in tutte le scuole dal 1990. In Francia l'educazione sessuale viene insegnata nelle scuole dal 1973, in Germania dal 1970. Come abbiamo visto, sono tutti Paesi in cui la fertilità è in netto aumento (vedi tabella 1).
Ma in Italia (tasso fertilità 1,38, fra i più bassi d’Europa) la parola sesso è sostanzialmente bandita dai programmi ministeriali, sia nella scuola primaria che in quella secondaria. Nel nostro paese la prima proposta di legge risale al 1910, ma nessun tentativo è riuscito a raccogliere consensi sufficienti per il varo di una legge nazionale. La salute riproduttiva è appena sfiorata dagli insegnanti di scienze naturali, quando non da quelli di scienze motorie (la vecchia educazione fisica). Risultato: fra le under 25, il 27,% per cento non è mai andata dal ginecologo (l'età media dei primi rapporti è di 17 anni).

Nelle scuole primarie e secondarie, le iniziative e i progetti di educazione alla sessualità e alla salute sessuale sono inserite all'interno del vasto contenitore dell'educazione alla salute. Per quanto riguarda la scuola primaria, nelle indicazioni curricolari del 2004 gli alunni affrontavano l'educazione alla salute sessuali in tre diversi ambiti: scienze, scienze motorie ed educazione alla salute. I programmi erano concentrati sull'anatomia e fisiologia umana, sulle notizie elementari sulla sessualità dell'uomo (differenze fisiche, rapporti affettivi e di collaborazione tra i membri di una coppia, maternità e paternità), sull'importanza dell'igiene personale e ambientale come condizione per la salute dell'organismo.
Nel 2007 le nuove indicazioni sono invece contenute negli ambiti di “Corpo, movimento, sport” e “Scienze naturali e sperimentali”, dunque sostanzialmente centrati sul benessere psico-fisico legato alla cura del proprio corpo e a un corretto regime alimentare.
Nella scuola secondaria di primo grado, le indicazioni del 2004 prevedono che gli studenti studino la riproduzione nell'uomo (anatomia dell'apparato riproduttivo, fecondazione, nascita e fasi della vita umana) e conoscano le malattie che si trasmettono per via sessuale. Le indicazioni del 2007 si soffermano soprattutto sulla prevenzione e sull'acquisizione di corretti stili di vita, sulla conoscenza e consapevolezza del proprio corpo e delle sue funzioni e caratteristiche. L'unico accenno alla sessualità è l'obiettivo, entro la fine della classe terza, di riuscire a “vivere la sessualità in modo equilibrato”.
Nella scuola superiore di secondo grado, ogni istituto può stabilire autonomamente tempi, modi e finalità dei progetti di educazione alla salute, che sono però obbligatori. Sono principalmente i docenti di scienze e di scienze motorie a realizzare questi programmi, anche se spesso si instaura una collaborazione tra scuole e asl che garantisce la presenza di esperti nella scuola. Questi esperti possono avere diverse funzioni, organizzare programmi per studenti, attività di formazione per docenti e genitori o istituire uno sportello per colloqui con gli studenti. Le iniziative sono spesso a costo zero, ma le scuole possono ottenere fondi per questi progetti dal Ministero, dal Comune, dalla Provincia o da altri enti.
Insomma, il panorama, purtroppo, è desolante. Soprattutto in una nazione, come l’Italia, che della famiglia continua a fare un punto di forza.
Dunque, come già dimostrato dalla nostra prima ricerca (La maternità punita, aprile 2008), è evidente che nel nostro Paese, a fronte di un’esasperata mitizzazione della donna-mamma, sia in atto una forte penalizzazione della scelta di fare figli.

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Pubblicato il: 06/10/2009

AUTORE TESTO
Enrica Vigato
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